22 giorni felici in lavatrice

22 giorni di traversata Atlantica (8 giorni da Lanzarote a Capoverde e 14 giorni da quest’ultimo alla Martinica).

22 giorni di sopravvivenza in una centrifuga senza lavaggio.

La traversata Atlantica e’ il sogno del velista, l’esame di abilitazione delle proprie esperienze ed abilita’ ed un interessante test di autovalutazione psicologica. Per spiegare il perchè serve premettere com’è organizzato il tempo in barca a vela.

Il lavoro in traversata atlantica è scandito dal timonare e dal manovrare le vele. Ma l’Aliseo è un vento piuttosto costante che accompagna le barche dalle Canarie verso il Caribe e ben presto si acquisisce un automatismo di manovra sia in condizioni di beltempo che durante i groppi di maltempo. Ed è questo il momento in cui le abitudini diventano essenziali. Il mangiare è il passatempo per eccellenza, non si rinuncia a riunire tutti e cinque dell’equipaggio attorno alla tavola apparecchiata negli abituali orari, qualsiasi sia il pasto che il risparmio di gas concede o anche quando hai il miraggio di frutta e verdura, finite da giorni. Le attività meno prevedibili che vanno riorganizzate senza sosta, sono invece il dormire ed il lavarsi.
Il ritmo sonno-veglia non esiste piu’. Il sonno di notte è interrotto dai turni, ma quando non sei di turno è interrotto dal rollio perché la notte si naviga in sicurezza e quindi meno invelati e la barca aumenta il dondolio. Per cui ti ritrovi o nel letto a rotolarti tra le paratie o a cercare uno spazio in cui dormire di traverso rispetto alla lunghezza della barca: o in dinette, se libera, o nella propria cuccetta, ma in posizione fetale senza poter allungare le gambe.
Pochi giorni e si matura una specie di jetleg per il quale le 6-8 ore di sonno sono distribuite a brevi sonnellini nell’arco delle 24 ore, tra i quali incastrare le attivita’ di svago o di navigazione.


Il desiderio di lavarsi aumenta come nelle curve logaritmiche: compulsivo dopo i primi 10 giorni poi tutto diventa talmente appiccicoso che ti accontenti di sciacquare gli indumenti essenziali. L’acqua dolce è ovviamente il bene piu’ prezioso e non si spreca certo per la doccia. I capelli sono senza commenti, pieni di nodi, ruffi, sporchi. Ci si lava a secchiate di mare e ogni tanto ci si concedono velocissimi risciacqui dalla doccetta esterna di acqua dolce, ma solo per rimuovere un pò di sale.
22 giorni in Atlantico di turni, di chiacchiere, di noia, ma si continua a navigare, si legge, si pesca, si guardano le carte nautiche, si canta.
Si naviga appoggiati a 5000 metri di acqua, non c’è sosta da fare, i problemi richiedono subito soluzioni. Scontata la tolleranza alla convivenza e l’immediata abitudine ai ridottissimi consumi, in caso contrario sarebbe un serio problema di sicurezza.

Attraversare l’atlantico è faticoso, noioso, rischioso e richiede sacrificio. Ma la premessa non anticipa il finale. Lo rifarei? Naturalmente si. Perchè è una forte emozione, forse un’evasione ai confini in cui siamo detenuti, una curiosità da esplorare, un traguardo raggiunto con strumenti personali nuovi con cui misurarsi è gratificante. O forse la motivazione è semplicemente solo un’attitudine caratteriale.

L’Oceano è di certo un un orecchio in ascolto, buono ed esigente che ti accoglie senza sapere chi sei, che ti insegna a far le cose come dice lui, non come pare a te. Può’ perdonare l’ignoranza ma non l’arroganza.

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