La quarantena, antidoto contro il veleno della società.

Ho trascorso con Renè 4 mesi in barca a vela a galleggiare sull’acqua, a condividere piccoli spazi con sconosciuti, a non sprecare, a vivere la vita. Occasionali lavatrici, mangiare il pescato, acqua dolce centellinata per lavarsi, fitness on-board, cellulari offline, orologi dimenticati. Tutto a guadagno zero, ma a spese nettamente inferiori rispetto a prima.

Per me è stata un’esperienza unica e lontanissima dal mio precedente stile di vita fatto di orari striminziti, di lavoro intenso e carico di soddisfazione a sostituirsi a tutto quel mondo affettivo che naturalmente mi satellitava intorno, ma senza riuscire ad avvicinarsi. L’errata compensazione al ritmo frenetico è concedersi qualcosa. Un acquisto dimenticato pochi giorni dopo, aperitivi in sequenza, cene di corsa, un paio di scarpe da indossare una volta, l’ennesimo inutile piccolo elettrodomestico per frullare-seccare-strizzare-appiattire-gonfiare, libri dimenticati comprati due volte.

Credo che tutto sia nato pochi anni fa, forse due o tre. Studio, letteralmente studio, testi scientifici e libri di letteratura per conoscermi meglio, per scoprire come rapportarsi meglio con me e quindi con gli altri, colloco la mia identità, già forte, in uno spazio ben preciso in questo mondo, accorgendomi che lo stile di vita di questa società è stretto. E lo è anche per chi non se ne accorge.

Cambio casa e vendo o regalo tante cose: oggetti inutilizzati da tempo, mobili, vestiti, piccoli elettrodomestici, gioielli, borse mai riempite, piatti, scatole, alcuni libri. E tante altre cose che sono sempre e solo cose. Casa essenziale. Mood essenziale. Cosa non può mancare quando esco la sera? Solo la chiave di casa. Non mi serve altro, servo solo io che giro la maniglia di casa per aprire la porta. E gli altri? Sono l’altro paio supplementare di occhi con cui condividere, a cuore aperto, le esperienze che la vita meravigliosa ci mette sempre davanti. Serve solo guardare e vedere.

A Ottobre 2019 lascio il lavoro che adoro, mi licenzio da un incarico prestigioso, giovane Medico responsabile della Medicina d’Urgenza dove mi vedo scolpiti i miei prossimi 25 anni di lavoro fino alla premeditata pensione.

“Dalla vita voglio incertezze” mi dico.

Quindi parto, per 4 mesi ininterrotti, in barca a vela, dove vivo quello che molti hanno scoperto con la quarantena forzata del Covid. Questi ritmi micidiali ci rubano la vita, l’unica che abbiamo.

Cambieremo? Il ciclo della storia mi farebbe dedurre di no. Magari pero’ mi sbaglio.

Noam Chomsky sostiene che la nostra società dovrebbe permetterci di sviluppare le nostre capacita’ e seguire i nostri stimoli, invece di costringerci nell’esiguo numero di possibilità’ a disposizione per la maggioranza di noi. Non servono rivoluzioni per cambiare questo distorto prodotto umano che si chiama società’, basta un piccolissimo cambiamento che innesca la cascata. Come se fosse il granello di sabbia che inceppa il meccanismo.

Per Silvano Agosti non è il mondo che va prima di tutto cambiato, va solo rispettato. Se facciamo di noi cio’ che siamo, se ci liberiamo dalle gabbie invisibili che ci limitano ad essere trattati come numeri vuoti (retaggi di ruoli, scadenze, obblighi) e ci avviciniamo il piu’ possibile a quello che è l’uomo, perfetto nel suo potenziale creativo, sara’ il mondo a seguirci.

Lavorare di meno per lavorare meglio. Si può svolgere l’ abituale lavoro in meno della meta’ del tempo con lo stesso, se non migliore, risultato finale. E avere così tempo per questa vita che ci giochiamo una volta sola.

E chissà, magari, questo piccolo cambiamento si trascinerebbe dietro la naturale soluzione a chi questa scelta non la può’ fare. Perché ci sono i poveri, ci sono gli ammalati senza sostegni, ci sono gli anziani soli, ci sono i discriminati e i ghettizzati. C’è un pianeta intossicato nella terra e nel mare. Ma questa è un’altra lunga storia.

4 commenti

  1. Hai ragione Elisa. Ci siamo costruiti un mondo pieno di superfluo e alla fine quello che conta siamo noi la nostra vita e chi ci vuole bene. Io no so se ho il coraggio di fare quello che hai fatto tu. Forse non lo avrò mai, ma credo che questa quarantena mi sia servita per vivere oggi e domani. Roberta

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