Barcastoppisti in Traversata Atlantica

Dalla Minitransat alla nostra attraversata Atlantica è un attimo. Renè ha trovato l’imbarco, merito del passaparola tra amici marinai sparsi per il mondo. Quindi rientriamo da Gran Canaria a Lanzarote con un volo aereo di poco piu’ di mezz’ora (22 euro di biglietto) per prendere possesso della cabina nella barca di un solido Feeling 48.6 con tante miglia di esperienza sotto la chiglia. Un pò alla volta tutto l’equipaggio arriva dall’Italia e l’affiatamento nasce senza calcoli: Luca l’armatore, Michele l’ingegnere nautico (e fino a qui siamo 4 bolognesi..) e la Pina l’avvocato penalista. Iniziano i giorni di preparativi fra controlli di routine, piccole manutenzioni e cambusa.

Domattina 19 Novembre 2019 si salpa. Prima tappa tra poco meno di una settimana a CapoVerde poi destinazione Martinica.

La prima fase dei preparativi è non fare niente. L’impegno piu’ gravoso è stata una rumorosa allegria tra cucine, concerti, amici e l’immancabile cerveza! Tanto non c’è niente da fare, nel niente da fare l’interessante è scoprire dove mangiare bene, dove mangiare unto, dove c’è della baracca (che in una barca di quasi tutti bolognesi si dice balotta) e dove trascorrere il tempo leggeri. Alla bellissima Teguise, piccolo paese al centro dell’isola, “La Palmera” non delude davvero mai: musica dal vivo, birra a 2 euro, pareti rivestite di opere d’arte, in vendita, di cui ognuna è un richiamo al mare e la domenica sera si balla ammucchiati ; per un pranzo da vertigine andate da Roseta che gestisce, nel week end, il “Bar Centro Socio Cultural” a Guinate e dove il menu’ è un book fotografico appeso al bar di cui prepara quattro o cinque portate, al massimo, tra uova rotte, pollo impanato, lenticchie e gamberetto all’aglio. Vietato scordarsi del “Bar Cafeteria Casa Paco” ad Arrieta: solo nel week end preparano dei churritos favolosi, impasto unto e pastella piena di bolle di frittura che si innondano della cioccolata calda in cui vanno immersi, ma tocca fare l’alzataccia (in Spagna è un’alzataccia) ed andare entro le 11.30 perchè, ovviamente, finiscono; e poi pranzare con i fusilli al pesto come a casa, dai romani Mercedes e Bruno nella loro barca di ferro che non ha etichetta di cantiere, perchè Dibba l’hanno contruita loro e dove tutto è al posto giusto e delle dimensioni giuste per viverci.

Se aprite il video vederete un breve ed ordinato riassunto di quanto avete letto

La seconda fase dei preparativi è stato calarsi nella parte. Nella parte di chi per mare ci sta per andare, a lungo e in posti lontani. Perchè se guardo GoogleMap c’è davvero tanta di quell’acqua da qui alla Martinica che perdo l’orientamento anche dallo schermo del cellulare. E la carica di endorfine l’abbiamo fatta ad un cena in riva all’oceano nella stupenda casa di John il Californiano e sua moglie Steph, estrazione tedesca. Affiatatissima coppia di navigatori che per mare ci sono stati eccome, un giro del mondo, solo loro due, vivendo tra Polinesia, Nuova Zelanda, Sam Blas e tra decine di altri luoghi di cui la maggioranza di noi può solo simulare una visita grazie ad una connessione rete o ad una rivista. Poi, dopo 7 anni, il desiderio di avere terra sotto ai piedi aveva vinto sull’acqua ed hanno sostituito la barca con una casa di mattoni a Lanzarote. E le loro carte nautiche spuntano arrotolate nel living o ammucchiate sotto al divano. Di storie da raccontare ne hanno davvero tante, mentre John trasforma 6 uova con funghi e cipolla prima in una omlette che poi diventa una frittata cosi’ attaccata al fondo che non può che trasformarsi in una porzione di uova strapazzate. E passiamo ore. Racconti di cene di pesce e buon vino alla cappa in mezzo all’oceano, con mare troppo difficile da navigare. Un ‘ingresso fortuito in una barriera corallina cavalcando per caso o per incoscienza un’onda anomala, ma con cui si guadagnano lo stupore dei marinai presenti e dove, durante un meritato aperitivo, incontrano Steven Callahan, sopravvissuto per ben 76 giorni in una zattera di salvataggio alla deriva sull’Atlantico, raccontato nel libro Adrift, in uno di quegli incontri per caso senza sapersi riconoscere. E di quella volta con il motore in panne in Venezuela, a Los Roques, per cui verranno raggiunti, scortati e interrogati dalla Marina Militare (all’esordio della nuova era politica di Chavez) che a sorpresa li ospiterà nei loro pontili, riparerà loro il danno tecnico e rilasciando il visto per navigare nelle loro acque. E ancora una fuga dai pirati che, armati di macete stavano saccheggiando una barca oramai fantasma sulla loro stessa rotta. E di quella regata alle Bermuda dove la giovane Steph si accorge di un calo di pressione nel barometro che annuncerà, dopo poche ore, una tempesta con raffiche a 60 nodi, mare di quelli in cui puoi solo sopravvivere e navigazione per due giorni di sola tormentina in condizioni estreme.

Loro sì che capiscono l’emozione di questo viaggio. E l’emozione torna anche a loro. Rivivere quella vita e consegnare un piccolo pezzo della loro esperienza a chi come noi l’ABC lo deve ancora iniziare a snocciolare. Spunta una loro vecchia carta nautica delle Isole Salomon e Fiji con la promessa di restutuirla solo dopo averla usata.


Oramai ci siamo, il tempo passa e ci si concentra davvero sulla partenza: bucato, cambusa, controlli capillari della barca. L’equipaggio è gasatissimo, divertimento garantito, già lo è in banchina.

Poi colpo di scena: il giorno prima della partenza prevista una delle sartie basse ha un cavo danneggiato. Silenzio di quelli da notizia grave. Ma io che non ho le coordinate per soppesarne la gravità, faccio la domanda, quella conclusiva: “Impedisce la navigazione?”. “Si” mi dice Michele, l’ingegnere nautico, “quella sostiene il 60% del sovraccarico dell’albero”. Silenzio.

Quindi chiamate e ricerche in rete, succede naturalmente di sabato, ma la fortuna è dalla nostra parte, fortuna poi relativa in un isola che vive di turismo e nautica. E dopo 48 ore l’officina del Marina del Rubicon ci consegna una nuova coppia di sartie basse. Allarme rientrato, questa volta si parte per davvero.

Manca un’ultima cosa. La piu’ importante che è costata, a me Elisa, una notte di sogni agitati. Dire a mia mamma che vado in Martinica. Perchè si capisce, sa perfettamente che sono in giro per l’Atlantico in Barcastop, ma visto che si preoccupa e in questo caso è fatica darle torto, le notizie è bene dosarle e l’aggiornamento di viaggio si era fermato a Capo Verde.

“non so neanche dov’è la Martinica”

“una delle piu’ vicine”

“mi farai venire l’alopecia da stress”

“ma va, e’ cosi bello che diventa un peccato avvistare terra, piacerebbe anche a te, dovresti venire”

Quindi breve spiegazione dei tempi, una settimana per Capo Verde poi altre due per la Martinica, previsto l’invio di messaggi con il satellitare, sia automatici che personalizzati, inclusivi della posizione, ma vietato rispondere perchè si paga! Vitale non aspettare il messaggio ogni giorno, perchè se poi il satellitare si impalla e va in tilt la mamma Doretta chiama gli incursori della marina, le autorità diplomatiche e se potesse anche le balene.

Ma ovviamente il DNA non si smentisce e dopo un’ora ricevo un suo messaggio su whatsapp: “Stavo pensando che di sicuro verrò anche io. Primo perchè è un’occasione, secondo perchè se ho il vomito o una crisi di panico ho la dottoressa personale. Il prossimo anno ci vengo.”

La Doretta

Adesso sì che siamo pronti, mente libera, barca pronta, umore al massimo.

Il vento qui non manca

E soprattutto non manca lo spirito. Divertimento garantito, esperienza assicurata. Una grande fortuna avere incontrato un equipaggio così affiatato.

Non pensavamo che la nostra esperienza suscitasse tanto scalpore perchè anche oggi parlano di noi, nel Corriere di Romagna, andate a curiosare cliccando qui.

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