Storia di una notte in mare: se fossero stati pirati si sarebbero vendicati per la Sambuca..

Navigare la notte è un’avventura da libro.
Siamo in Mauritania, a non piu’ di 50 miglia dalla costa ed io, Elisa, sono al mio turno al timone dalle 21.00. Sembrano intravedersi delle luci a distanza, ma gli strumenti non segnalano barche. Luci debolissime lampeggianti, forse per effetto del moto ondoso. O forse è un effetto visivo. E’ normale, a forza di fissare lo stesso punto all’orizzonte alla ricerca di luci qualcuna sembra di vederla davvero. Che sia l’effetto luminoso del plancton? Lentamente ci avviciniamo e le luci prendono forma, deboli, azzurre, basse, tante. E’ un’area di pesca. Un grande specchio d’acqua di cui le luci segnalano le nasse sottostanti. Ma che tipo di reti da pesca siano non c’’è modo di capirlo. E noi procediamo a 4 nodi, a motore, senza un filo di vento. Equipaggio in allarme in pozzetto a controllare, si timona per un’ora in uno slalom tra le luci, ben attenti a non passarci troppo vicino, per non rischiare impigli con l’elica del motore. Sembrano non finire mai, l’orizzonte è un nastro trasportatore di luci. Poi all’improvviso, nel buio, vicinissima, una luce diversa. Chiedo all’equipaggio se qualcuno ha acceso una delle torce personali. O viene dal mare? Sembra a ore 11 del mio campo visivo, bassa, intensa, ma si spegne prima che io sia certa di averla localizzata. Un minuto o due e si riaccende ed è evidente: è una barca. Si sente il motore. Sono uomini in mare. Ma chi. Si avvicinano e parlano francese. Domandano se abbiamo del whisky e la luce si rispegne con la barca che si allotana dalla nostra poppa. E’ un breve attimo di tempo sufficiente a creare paura.
Quale sia la cosa da fare in questi casi nessuno lo sa, ma se dovessero esserci pericoli siamo gli attaccabili. Lenti, senza vento, in un campo minato di nasse. Veloce raccolta di pareri e si decide di chiedere loro se siamo un problema e se le nasse potrebbero esserlo per noi. Sono pirati o pescatori? Chi è in mare a 50 miglia dalla costa?

“Nous avon le whisky” urlo, “Abbiamo il whisky”. Si riaccende il motore e ci affianca una barca di circa 8-9 metri, prua alta, in piedi attaccato alla quale si distinguono il contorno di una figura magra, un cappello, la cenere rossa della combustione di una sigaretta che dalla bocca non si stacca mai. In tutto sono forse quattro o cinque. L’uomo con la sigaretta è in piedi all’altezza delle draglie, allunga un braccio fin dentro la nostra coperta e afferra la bottiglia. E’ una bottiglia iniziata di sambuca, altro da offrire loro non abbiamo. Nessuno di noi parla francese, gesti e poche parole per capire che stare lì non è un problema, possiamo procedere a motore seguendo la nostra rotta fuori dalle nasse. Se ne vanno. Luce spenta e rumore del motore in allontanamento, impossibile intercettarli. Ci vuole ancora un pò di tempo per trasformare la diffidenza in tranquillità. Ma di loro piu’ nessuna traccia.
La notte è avventurosa, fa paura, sale l’adrenalina e il nero crea la cecità nel giudicare gli altri. Un incontro in mare nel buio è da cortometraggio horror. Perchè i pericoli esistono, ma la sensazione di pericolo li anticipa comunque, come se la cecità della vista fosse anche della ragione, come se fossimo dentro al libro “Cecità” di Saramago.


Ma la notte in oceano non è affatto buia. Molto meno rispetto al buio di città subito dopo avere spento la luce. In oceano il buio nero non esiste perché le stelle fanno luce. Sono tantissime e dappertutto, dal vertice della volta fino all’orizzonte e quelle che arrivano a toccare il mare tramontano, proprio come il sole, riflettendosi in mare con la scia di luce. Ogni notte si possono vedere fino ad una decina di stelle cadenti a turno di due ore, cadono lente, quelle che cadono radenti all’orizzonte sono rosse, altre lasciano delle scie visibili ad occhio nudo per minuti. 10 desideri a notte per almeno 20 giorni. Roba da matti.
Da metà traversata ha fatto la sua comparsa la luna, sorge a poppa e tramonta a prua, proprio come il sole di giorno. Un’autostrada di luce sopra la testa che indica la rotta senza margine di errore.

Il turno notturno è qualcosa di favoloso. A compensare la vista gli altri sensi sono in pieno fermento. Non vedi le onde, ma da come si muove la barca ne intuisci la direzione. Non vedi i pesci volanti che sono saltati in barca, ma inizi a cercarli perché ne senti da subito l’odore intensissimo. E per capire cosa avesse urtato Renè mentre dormivamo in cuccetta è servita la luce: in fondo al letto un piccolo uccello marino, disorientato e spaventato.

Non è possibile fare foto della magia della notte in mare, per cui l’unica alternativa è venire a vedere con i vostri occhi…

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